Dalla notte dei tempi, si sostiene che al momento dell’annessione il Sud era arretrato perché possedeva un decimo delle ferrovie del Nord. Non si tiene conto però che quaggiù, anche per la natura per lo più montuosa del territorio, si privilegiava il collegamento marittimo, più accessibile ed economico per gli oltre 4.000 Km di costa (più di tutti gli altri Stati pre-unitari messi insieme), tanto più che la flotta duosiciliana era la terza del mediterraneo. Per il Piemonte, pur partito dopo le Due Sicilie, aveva senso accelerare lo sviluppo della rete ferroviaria in quanto poteva collegarla direttamente a quella degli ambìti mercati di Francia e Nord Europa. Il regno delle Due Sicilie invece poteva accedere a quei mercati solo via mare, per via della carenza di linea ferroviaria negli Stati pre-unitari intermedi e del proliferare di dazi sulle merci in transito. Nel breve tratto fra Lucca e Bologna, ad esempio, esistevano ben sette barriere doganali.

Di contro agli 850 km del Piemonte e ai 522 dell’austroungarico Lombardo-Veneto, nel 1860 le Due Sicilie disponevano di soli 130 Km di linee ferroviarie operative, fra cui la Napoli-Portici del 1839 (primo tratto ferroviario della penisola) e la Napoli-Capua, che nel 1845 era già a binario doppio. Altri 132 Km di ferrovie erano in fase di ultimazione e saranno aperti al traffico pochi mesi dopo l’annessione. Erano inoltre avviate altre tre linee per collegare la capitale a Brindisi (via Basilicata), Bari e Pescara. Ma soprattutto l’intero piano ferroviario era concepito per integrare tutto il Sud e collegarlo alla capitale. Con lo Stato unitario, invece, si privilegerà la direttrice Nord-Sud, scoraggiando i collegamenti, e gli scambi commerciali, fra le province meridionali. Non a caso la linea Bologna-Foggia (di circa 550 Km) sarà aperta al traffico 10 anni prima della Caserta-Foggia (di circa 180 Km) e tuttora da Napoli si raggiunge Firenze (oltre 470 Km) in 2 ore e 35 minuti mentre per Taranto (310 Km) occorrono oltre 4 ore.

L’industria ferroviaria meridionale

Un altro elemento andrebbe tenuto presente. Quando il Piemonte decise di avviare le linee ferroviarie, le locomotive dovette andare a comprarle a Napoli, perché solo lì si costruivano. Dal 1839 al 1860, a Napoli vennero costruite 60 delle 75 locomotive circolanti nella penisola; la Ansaldo, vanto allora dell’industria nordica, ne aveva costruito solo 10. Poi, con l’annessione, si bastona l’Opificio di Pietrarsa, gli si tolgono le commesse a vantaggio dell’Ansaldo, si spara sugli operai. Il contributo del Sud al totale delle costruzioni ferroviarie (locomotive, vagoni, binari), infatti, era di circa il 50% nel 1860, sceso al 35% nel 1870 (10 anni dopo l’annessione), e al 4,5% nel 1880.

Inoltre, negli ultimi 70 anni sono stati soppressi nel Mezzogiorno circa mille Km di linee ferroviarie (7.958 contro 8.871), che restano in gran parte a binario unico e non elettrificate. Dopo l’unificazione, non prima, si rivelano arretrate le ferrovie al Sud.

Ferrovie dismesse, Sicignano - Lagonegro
Ferrovia dismessa Sicignano Lagonegro
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