Tappe Giro d'Italia 2019
Giro d’Italia 2019

Quante località possono permettersi di ospitare tutto l’apparato di una tappa del Giro d’Italia? E d’ora in avanti sarà sempre più un lusso!

La chiamano, con una punta di ipocrisia, “autonomia regionale differenziata”. La vertenza per la devoluzione di una ventina di competenze, con relative risorse, alle regioni Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, rischia di sconvolgere l’assetto istituzionale e democratico del paese. La trattativa sta procedendo nella più assoluta segretezza, si conosce solo la pre-intesa siglata dalle regioni e dal governo Gentiloni il 28 febbraio 2018. L’articolo 4 di quell’intesa prevede il progressivo abbandono del criterio della spesa storica, nella erogazione di investimenti e servizi, e l’introduzione di fabbisogni standard parametrati sul gettito fiscale regionale.

In breve, chi vive in regioni a reddito più alto usufruirà di un livello superiore di servizi. I diritti insomma non apparterranno a ciascuno per il solo fatto di essere cittadino italiano, come statuisce la Costituzione, bensì dipenderanno dal PIL della regione in cui si nasce o si vive, con tanti saluti alla coesione sociale, all’uguaglianza dei cittadini, all’unità effettiva del paese. Le tre regioni secessioniste, infatti, rappresentano quasi un terzo della popolazione italiana e il 40% del Pil, e intanto Piemonte e Liguria sono pronte a saltare sul carro.  

Dopo i 160 anni di subalternità e sperequazioni che hanno caratterizzato lo Stato unitario, questo riordino regionale su base fiscale, se va in porto, costituirà la mazzata definitiva per i servizi, le infrastrutture, l’istruzione e la sanità del Mezzogiorno. Chi si è arricchito a scapito degli altri territori, avrà ancora di più; chi è stato colonizzato e discriminato, avrà ancora di meno. Nell’arco della vita unitaria, il Mezzogiorno è stato scippato delle finanze (i 2/3 della massa monetaria circolante in tutti gli Stati preunitari) e dei distretti industriali (Pietrarsa, Mongiana, i cantieri navali di Castellammare e Napoli) a vantaggio di quelli settentrionali allora da poco avviati; politica economica e legislazione a senso unico ne hanno penalizzato investimenti, infrastrutture e servizi, riducendolo a riserva di manodopera e mercato privilegiato per le imprese del nord, e ora che il divario è divenuto una voragine si vorrebbe istituzionalizzare un paese a due velocità, a due tipologie di cittadinanza.

L’iter voluto dal precedente Governo e per ora confermato da quello attuale, prevede la possibilità che l’accordo governo/regioni, da redigere nel più impenetrabile segreto, venga votato integralmente e senza emendamenti dal Parlamento. Malgrado le politiche di inaridimento del Mezzogiorno siano state perseguite con l’acquiescenza delle sue classi dirigenti, c’è da augurarsi che, a schiena dritta e testa alta, pretendano questa volta un ampio e dettagliato confronto in Parlamento e nel paese sul provvedimento.

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